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Niente e così sia. Oriana Fallaci racconta le brutture della guerra. Di tutte le guerre.

Arrivo con cinquant’anni di ritardo. Leggo il reportage della guerra in Vietnam fatto da Oriana Fallaci avidamente. Pendo dalle sue labbra, dalla sua penna. Sono ammaliata, disgustata e sconvolta dalle brutture della guerra. Di quella guerra raccontata da Oriana dove non ci sono vinti o vincitori ma soltanto morte e distruzione.  E per cosa? Per una città? Un pezzo di terra?  La gloria? Un’ideale politico? Per cosa esattamente? Oriana Fallaci regala al mondo la storia dei soldati americani, i diari trovati addosso ai vietcong che non verrano mai letti dalle famiglie, dalle fidanzate e dalle mogli. Racconta di come un uomo non prova pietà nell’uccidere un altro uomo. Di come, invece, un soldato si sorprenda nel vedere lei sopportare una discesa precipitosa in aereo e una salita altrettanto rapida.  Oriana racconta con la durezza che la contraddistingue le brutture della guerra. Di una guerra scelta da altri e subita da un popolo mai veramente libero. Ma è un popolo tenace ...

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