Nostra solitudine - Daria Bignardi

Mondadori | 161 pag. | 19,00€


Trama:

Come si fa oggi a stare nel mondo? In questo mondo. A trovare un modo, un posto adatto a noi che siamo consapevoli di essere privilegiati ma dobbiamo fare i conti anche coi nostri, di traumi, piccoli o grandi, oltre che con quelli giganteschi di chi è sotto le bombe, di chi è oppresso, povero, svantaggiato. Ci si vergogna a dire che ci si sente soli, ma lo siamo sempre di più. Daria Bignardi lo dice con sincerità, ironia, coraggio. Sente che la solitudine può essere una prigione ma anche un posto da cui ascoltare il battito del cuore del mondo. Il mondo la chiama e lei parte. Va in Cisgiordania, a Hebron, a parlare coi prigionieri palestinesi rilasciati nell'ultimo scambio. A At-Tuwani, il villaggio di No Other Land, conosce i volontari internazionali che ogni giorno accompagnano a scuola i bambini perché i coloni non gli sparino addosso. È a Gerusalemme, nella Chiesa del Santo Sepolcro, il giorno in cui muore Papa Francesco. Va in Vietnam, l'unico paese che ha sconfitto gli Stati Uniti, dove scopre quanto è inquinato il Mekong. Assiste all'operazione al cuore di un neonato in Uganda. Vuole lasciare i social media perché intuisce che lì dentro c'è qualcosa che sfrutta malignamente la nostra solitudine, ma non riesce a rinunciare alla partita quotidiana a Wordle con le nipoti, al cazzeggio con le amiche, a flirtare con gli amanti. Morde la solitudine con passione. Capirà cosa cerca nello sguardo di un gorilla che incontra in Uganda e di tutti gli animali che incrocia sulla sua strada: i cani Giulio, Fix, Brillo, i gatti, le galline, un pappagallo. 


Recensione:

Riemergo dalle nebbie cerebrali con un libro che inaspettatamente mi ha riportato “al mondo” facendomi capire che ci si può stare anche bene, nonostante tutto. È una lettura complessa, che contiene molto più di quel che sembra. Recensirlo è impossibile e non credo lo farò. Non mi sento all’altezza di esprimere un’opinione in modo analitico, non questa volta almeno.
Il libro però mi è piaciuto tanto, tantissimo. È stato un colpo di fulmine con un incipit che mi ha rapito immediatamente fino al finale che nemmeno l’autrice voleva lasciar andare.
È una sorta di diario. Parla della solitudine in senso lato, delle tante possibili solitudini e di come conviverci rassegnandosi a volte.
È stato un libro liberatorio perché l’autrice ha normalizzato difficoltà e traumi senza andare troppo a fondo, prendendoli per ciò che erano. Imparando finalmente a conviverci con più serenità. 
È il racconto dei suoi viaggi: dal Vietnam all’Uganda passando per Gerusalemme. Tre viaggi molto diversi che in 161 pagine convivono bene. Dall’alone di morte in Palestina al dono della vita in Uganda. Dalle foreste verdi e scintillanti dell’Amazzonia al Mekong pieno di rifiuti. Sembra una cacofonia di realtà, invece è il paradosso delle vite che abitano questa terra.
Con la sua penna dolce ed elegante Daria ci porta nelle sue riflessioni intime raccontando spaccati della sua vita. Di come si può stare bene soli, anche quando non lo si è. E di come è difficile allontanarsi da un mondo iper connesso a causa dei social.
Mi ha portato a pensare a quanto può essere dolce talvolta la solitudine. Di quanto, prima che con gli altri, bisogna stare bene anche con se stessi, accettando ciò che si è.
Fino a qualche anno fa era un concetto strano per me, quasi sbagliato. Con il tempo però ho cominciato ad apprezzare il silenzio e la solitudine a piccole dosi. Che non è sempre necessario “riempire tempo e spazio”. Che anche rallentando ci si gode il viaggio fisico e metaforico della vita.
E quando l’ho capito è stata una liberazione, un’epifania.
Il libro mi è piaciuto tantissimo. Divorandolo avidamente in pochissimo tempo mi sento orfana di quelle pagine dotate di tanta gentilezza ed educazione. Ho riso più del dovuto alle battute della chat di famiglia di sole donne. Ho preso spunto per nuove letture. E, come la protagonista, dai social non riesco ancora a disfarmene.
Ho deciso di non colpevolizzarmi per ciò che sono, per come lo vivo. Va bene così..e lo devo molto a questo libricino che perdona, assolve e mette in pace con sé stessi.

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