Cime Tempestose, il film.
Correva l’estate del 2012. Il mio ragazzo delle superiori mi aveva lasciato da pochi mesi. Il ricordo della maturità stava sfumando lentamente e di fronte a me incombeva il dubbio del futuro e su quali porte si sarebbero aperte.
Andai in libreria e come atto di ribellione comprai Cime Tempestose sicura di trovare una grande rivelazione sulla vita e su come stare al mondo. Non accadde niente di tutto ciò ma lessi uno dei libri più belli di sempre.
A distanza di tanti anni si è riaperto il cassetto dei ricordi e Catherine ed Heathcliff sono tornati a farmi compagnia anche se per poco tempo.
È uscito da pochi giorni in sala la nuova trasposizione del celebre romanzo di Emily Brontë e ha fatto subito parlare di sé. Ecco, credo che sia doveroso dire che è un film “ispirato a” perché di ciò che c’è nel libro viene rappresentata una piccola parte e la trama viene modificata a piacimento dalla regista.
Se dissocio la mente dai ricordi della lettura e mi concentro solo sul film devo essere onesta: mi è piaciuto.
L’ho trovato moderno, forse a tratti troppo disinibito. Eppure Margot Robbie e Jacob Elordi nei panni dei protagonisti funzionano, funzionano molto bene. Bucano lo schermo con la loro bellezza e l’intesa che li lega, così come la disperazione di quel legame tossico e animalesco che li unisce.
Chi pensa che Cime Tempestose racconti la storia di un amore si sbaglia. È il racconto tossico di un legame nato durante l’infanzia e che non si spezza nemmeno di fronte alla morte.
È ossessione, dolore, tormento. Tre sentimenti che Emerald Fennell porta in scena in modo magistrale. E là, nello sfondo, l’incontaminata e vasta brughiera circonda ogni cosa. Accoglie ogni solitudine, ogni lacrima, ogni disperazione.
È un film complesso: esaspera ogni tipo di sentimento e relazione umana. Eppure non disturba lo spettatore, lo attrae. Fino a che punto può la condizione umana sopravvivere? Quando soccomberà la ragione per lasciar spazio alla follia?
Sentimenti contrastanti e dolorosi accompagnano lo spettatore fino alla fine del film. La pellicola corre veloce come quei fili d’erba spazzati via dalla brughiera e lì, nell’incessante rumore del vento si può sentire ancora e ancora il tormento di un uomo che soffre.
«E mi domandavo stupito come mai, come mai qualcuno potesse fantasticare d'inquieti sonni, per coloro che dormivano in quella terra tranquilla.»



Prima recensione positiva che trovo, giuro! Io penso non lo andrò a vedere, ma mi sono ricordato che ho il libro che mi fa l'occhiolino dalla libreria da anni, ormai. Quasi quasi...
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