Sharon e mia suocera. Se questa è vita - Suad Amiry
Suad Amiry è un architetto che vive a Ramallah in Cisgiordania e durante l’assedio israeliano tra il 2001 e il 2002 tiene un diario terapeutico che la aiuta durante i lunghi giorni di coprifuoco imposti dal governo palestinese per motivi di sicurezza. Dai fogli di Suad Amiry, che ha studiato e conosce l’occidente, emerge la sua disincantata consapevolezza che né la sua voce né la sua ironia possono servire alla causa palestinese.
“E perché mai non dovrei annoiarvi, visto che non alzate neppure un dito contro l’assedio in cui siamo tenuti? Vi servirà di lezione!
Con questo pensiero in testa, mi sono messa a scrivere.”
Si apre così l’ultimo racconto del suo diario, forse il mio emblematico, sicuramente più doloroso di tutti quelli letti. La sua ironia graffia, diverte. Paragona l’occupazione israeliana durante la seconda intifada all’arrivo di sua suocera in casa perché il suo quartiere è nella zona rossa.
Nelle invettive contro gli israeliani critica il loro caffè perché non hanno tempo per prepararlo con calma, e quindi farlo bene. Preferiscono vessare i palestinesi e bere un caffè orrendo.
Ironizza sul fatto che il marito, durante un fermo per violazione di coprifuoco, viene mandato in caserma perché lei stava fissando un soldato israeliano in silenzio durante la perquisizione della loro macchina carica di generi alimentari.
Lei è irriverente, intelligente, forse a tratti cinica ma terribilmente ironica. Probabilmente è proprio quest’ultima caratteristica che le ha permesso di rimanere salda in situazioni davvero pericolose ed esilaranti allo stesso tempo. La sua vita è fatta di visti, permessi, coprifuochi, checkpoint. Vive nella costante necessità di scendere a compromessi anche per le cose più futili. Tutto è una lotta contro il tempo anche quando si tratta di bisogni primari.
I suoi scritti raccontano spaccati di vita e di storia. Sono una testimonianza diretta di ciò che ha vissuto e che continua a vivere in quella terra calda non per merito del sole.
E se la storia è un continuo ripetersi degli eventi e quindi nulla è destinato a cambiare mi chiedo: che senso ha scrivere? Imparare? Comprendere?
A che servono gli sforzi collettivi di chi ancora ci crede, anche quando sembra impossibile?
Ebbene, non credo che ci sia una risposta vera. Però c’è la speranza ed è tutto ciò che rimane adesso, anche mentre la terra trema di nuovo.



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